La peggior specie
la grandezza del realismo secco di Maurizio Torchio non chiama alla commozione né a una scelta di campo ma, come uno scrittore naturalista, costruisce la storia sulle cose per come sono
ci costringe a fissare la gorgone del dolore muto e chiederci se, infine, possiamo pensarci migliori
finalmente un romanzo italiano che si assume il rischio di raccontare lì dove quasi nessuno osa
difficile prendere le parti di qualcuno, difficile non empatizzare con tutti. Perché l’ombra grande che questo romanzo lascia stendere sulle teste di tutti gli esseri viventi – di tutti gli animali – è quella del dominio
trasforma l’indagine riflessiva in mito
scheda dell'editore
Tra tutti gli animali, umani e non umani, qual è la peggior specie?
Come ci si comporta nel cuore delle contraddizioni, sospesi nel culto gentile del vivere bene?
Un romanzo avvincente e feroce, immerso nella violenza dell’economia del piacere. ⇒
rassegna stampa
- Il messaggio sociale si piega alle regole del romanzo fatto bene Matteo Moca, tuttolibri - La Stampa
- Il dolore animale non è di un’altra specie Demetrio Paolin, La Lettura - Corriere della Sera
- Il regno degli uomini Jonathan Bazzi, d - la Repubblica
- Maurizio Torchio e le qualità del dolore Niccolò Bosacchi, il Libraio
- Intervista con Susanna Tartaro Fahrenheit - Rai Radio 3 (audio)
- Maiali Paolo Pecere, GATE
- Treblinka degli animali Marco Bracconi, il venerdì - la Repubblica (intervista)
incipit
C’è un ponte.
Il diavolo ama costruire, creare distrazioni, turbamento, in mezzo alla natura. Fuori dalla natura. Più di tutto, ama costruire ponti: mettere in contatto, dove non era previsto.
Questo ponte non ha un nome. Può darsi abbia una sigla, che però in paese nessuno conosce. Forse solo qualche cantoniere. In Cina neanche il Tanaro avrebbe un nome, come qui non si dà il nome ai ruscelli. La ferocia delle piene si intuisce dalle dimensioni dei ponti. Sproporzionatamente grande, questo, rispetto al rigagnolo che ha sotto e all’unica automobile che ha sopra: un fuoristrada di lusso, enorme rispetto all’unico passeggero che ha dentro. La macchina potrebbe guadare tra i sassi, gli arbusti, i tronchi che ingombrano il letto del fiume e non dovrebbero. Districarsi fra noccioli piantati troppo vicino alla riva.
Si fa prima sul ponte.
Un ponte serve a dire: non ho tempo. È un modo pesante, vincolato, di volare, trascurando ciò che non ha forma, sotto, e scorre, o ha una forma che non ci interessa, non ci riguarda, non suscita desiderio né timore.
Il modo più veloce per attraversare le Langhe è seguendo il corso dei fiumi: Tanaro, Belbo, Bormida. Vanno tutti da sud a nord, piegano a est solo sul finale. ⇒