L'invulnerabile altrove

Da mauriziotorchio.

Una prosa limpida, quasi fatata, uno stile così quintessenziale e incontaminato da far venire in mente solo le poesie di Emily Dickinson.Alcide Pierantozzi, RivistaStudio

Torchio una volta di più dimostra che l'unico realismo che abbia senso perseguire è il più radicale: quello metafisico.Andrea Cortellessa, tuttolibri - La Stampa

Uno degli autori più talentuosi della nostra contemporaneità.Demetrio Paolin, La Lettura - Corriere della Sera


L'invulnerabile altrove

Scheda dell'Editore

«Io non vedo il tuo mondo, tu non vedi il mio».

Due donne si parlano senza aprire bocca, senza mai incontrarsi. Conversano in silenzio, all'insaputa di tutti. L'una si dice viva, l'altra no. Una si muove nel nostro presente, l'altra cammina nell'aldilà. Da quando hanno imparato a convivere nella stessa testa, ad apprezzare quella strana intimità, si confidano molto. Difendono con fatica qualche segreto, bisticciano, fanno pace. E adesso che hanno paura di venire scoperte, dovranno trovare un altrove in cui rifugiarsi. Perché in fondo tutti noi tendiamo instancabilmente a un luogo in cui non si possa piú essere feriti.    (continua)

Rassegna stampa

- L’invulnerabile altrove. Giorgia Loschiavo. Doppiozero.
- Maurizio Torchio, nudità esistenziali vestite di dettagli scomposti e rifratti. Giacomo Tinelli. Alias - il manifesto.
- Maurizio Torchio, una voce tutt’altro che immaginaria. Alcide Pierantozzi. RivistaStudio.
- Nella testa della grigia ingegnera abita una piccola fiammiferaia di un secolo fa. Andrea Cortellessa. tuttolibri - La Stampa.
- Lei incontra l'altra lei. Dentro la sua testa. Demetrio Paolin. La Lettura - Corriere della Sera.

Incipit

Si venisse a sapere che parlo con lei, credo stupirebbe soprattutto una cosa: non ci conoscevamo.

Non siamo parenti, non ci siamo amate.

Alla gente piace pensare debbano venire prima il sangue, il passato, poi le parole. Noi no, noi il contrario. Piace credere a un sentimento piú forte della morte, un ponte sorretto dalla mancanza, dal vuoto che ha sotto. E a forza di chiamare qualcuno dovrà rispondere. Una pietà piegarsi. Evocare… Noi non ci siamo evocate. La prima volta che l’ho sentita stava urlando: Va’ via!, lo stava urlando a me. Non è facile urlare nel pensiero, senz’aria scambiata tra il dentro e il fuori. «Stai zitta», dicevo io. Non ti ho cercata, rispondeva Anna. «Non so chi sei». Non so il tuo nome. «Non mi interessi». Puoi fare quello che vuoi, ma io ci sono. Noi ci siamo. «Perché io? Perché proprio io?»    (continua)


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